DE TOMASO: da Buenos Aires alla Ghirlandina
MODENA, 21 MAG 2003 - Da Buenos Aires alla Ghirlandina: migliaia di chilometri di distanza non hanno negato ad Alejandro De Tomaso, nato nel '28 nella capitale argentina, il riconoscimento di 'grande modenese', anche se d' adozione. E l' industriale a Modena e' sempre rimasto, con la sua azienda, anche dopo l' ictus che lo colpi' in ufficio nel gennaio 1993. Il nonno era un manovale napoletano, il padre un uomo politico, che fu piu' volte ministro. Nel '55, antiperonista, arrivo' in Italia, ricco esule, e sposo' una miliardaria Usa, Isebella Haskell, anche lei pilota. Quattro anni dopo fondo' nella citta' emiliana l' azienda che porta il suo nome, per produrre auto artigianali ed elitarie. Nel '76, con aiuti statali, rilevo' la Maserati e la Nuova Innocenti, aziende che fuse nel 1984, l' anno in cui lancio' la Maserati Biturbo. Nel '93, l' anno in cui la salute lo tradi', la Maserati passo' alla Fiat. Alle soglie del nuovo millennio De Tomaso aveva intrapreso una nuova avventura industriale, una fabbrica in Calabria per realizzare la versione europea del fuoristrada russo Uaz-Simbir. Dalla vita appesa un filo, dalle cure nella stessa clinica ferrarese che ospito' Federico Fellini a quelle in un centro di recupero a Innsbruck, in Tirolo, che ospita anche gli astronauti al rientro dalle missioni nelle spazio, alla voglia di riprendersi, combattere, dare ordini dal quartier generale del lussuoso hotel Canalgrande, di sua proprieta'. Faticava molto a parlare, spesso seduto su una carrozzina, con una paresi ai muscoli oculari, ma il cervello era rimasto lucidissimo, la memoria assai vigile, la stretta di mano ancora forte. Accanto a lui, angeli custodi sempre presenti, la segretaria e un' infermiera. Come dobbiamo chiamarla? ingegnere, dottore?, gli avevano chiesto i cronisti nelle rarissime interviste concesse dopo la malattia. ''Non sono ne' dottore ne' ingegnere - rispondeva lui - mi chiami signor De Tomaso''. Il suo nome e' stato legato a numerosi modelli d' auto di classe: alla Maserati la Kafir, oltre alla Biturbo; alla De Tomaso la Pantera, la Bigua', la Guara' barchetta e coupe'. ''Mi dissero che solo il 2 per mille si salva da quella malattia'', spiegava l' industriale italo-argentino commentando i difficili momenti del dopo-ictus. ''Ma anche altri ce l' hanno fatta, e io ho fatto come tutti quando c' e' di mezzo la vita. La mia vita e' cambiata molto, ma tutti i giorni vado ancora in azienda, seguo tutta l' attivita', i progetti, le macchine, con molto interesse''. De Tomaso ha sempre dato tutto se stesso sia come pilota, negli anni '50, sia come industriale, anche quando ando' controcorrente chiamando gli operai 'nuovi barbari' e dando aumenti di merito che all' epoca erano un' eresia: ''Gli aumenti uguali per tutti - disse all' Espresso - andavano nella direzione di una societa' comunista, del degrado del lavoro e della vita. Li combattevo e avevo ragione''.